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Leggi e normative sul gioco d’azzardo in Sardegna e in Italia

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Vediamo come l’Ordinamento italiano regola il gioco d’azzardo e quanta autonomia in materia e lasciata alle regioni, in particolare la  situazione della Sardegna

La legge italiana sul gioco d’azzardo è molto complicata, soprattutto perché muove in considerazione di diversi livelli legislativi: Unione Europea, Stato, Regioni, Comuni. Questo può creare dei contenziosi, delle sovrapposizioni di poteri, infine delle contraddizioni.

In generale, l’Ordinamento italiano vieta il gioco d’azzardo, ma in realtà lo regola attraverso un monopolio statale, controllandone così i proventi. Le ragioni di questo divieto risiedono nel fatto che il gioco venga considerato come un’attività in contrasto sia all’ordine pubblico (derivante del possibile comportamento dei giocatori), sia al buon costume, perché foriero di avversione al lavoro e al risparmio, pericoloso per la salute individuale, familiare e sociale.

Il Codice Penale, con l’Art. 721, individua i giochi d’azzardo come “quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”, e sanziona sia l’esercizio del gioco (organizzazione e partecipazione), sia la gestione delle case da gioco, in luoghi pubblici e privati.

Non fa ovviamente eccezione la Sardegna, pur essendo una regione a statuto speciale. In realtà le regioni italiane hanno una certa autonomia in materia (come anche i Comuni), ma limitata e di solito finalizzata ad aspetti come la distanza minima tra sale slot e luoghi di aggregazione come scuole e chiese, oppure alla regolazione degli ambiti di competenza dei Comuni e delle aziende sanitarie per quanto riguarda la prevenzione e le conseguenze della patologie legate al gioco d’azzardo, infine alla limitazione degli orari di apertura e chiusura delle sale da gioco.

La regione nuragica, in particolare, non si è ancora dotata di un regolamento regionale specifico, pur essendo in Italia tra le zone con il più alto tasso sia di denaro speso nel gioco, sia di patologie a questo legate, sia come numero di macchinette presenti.

Per rendere l’idea del problema, basta riportare questo dato: l’anno scorso, secondo una stima media del monopolio, ogni famiglia sarda ha speso nel gioco d’azzardo più o meno 3000 euro, circa 250 euro al mese. Ovviamente in questo conto non è presente la spesa dei giocatori più esigenti che hanno la possibilità di raggiungere facilmente il vicino Casinò Municipal di Ajaccio, in Corsica.

Con la legge di stabilità del 2016 il Ministero ha istituito un fondo (GAP) ripartito tra le regioni d’Italia, per garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione per le persone affette da patologie legate al gioco, ma in questo senso la Sardegna, ancora, non ha fatto molto per regolamentare la situazione sul territorio dell’isola. Unica mossa degna di nota è stata quella degli amministratori locali sardi, che da anni provano a fermare l’incremento di sale slot travestite da bar e tabacchi con le poche armi amministrative a disposizione, per esempio offrendo incentivi per quegli esercizi che tolgono le macchinette da gioco (incentivi minori dei potenziali introiti, però).

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