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La storia della Sardegna

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Un’isola meravigliosa dalla storia millenaria, con un lascito culturale e architettonico unico al mondo.

La storia della Sardegna parte da molto lontano, e fin da quando l’uomo ha iniziato a esplorare il mondo con le imbarcazioni, dagli albori del commercio via mare, quest’isola ha rappresentato un punto di attracco strategico per le navi che attraversavano il Mediterraneo. La sua natura di isola e la sua posizione ne hanno fatto un luogo indispensabile già dall’antichità, come testimoniano sia i resti delle culture indigene, sia il lascito ai posteri delle grandi potenze coloniali.

Ripercorriamo la storia della Sardegna fin dagli albori della civiltà, in tre tappe fondamentali per lo sviluppo culturale e territoriale di questa fantastica isola.

Il periodo nuragico ha lasciato i suoi segni indelebili e curiosi praticamente in ogni punto della Sardegna: sono infatti circa settemila i nuraghe, rudimentali costruzioni di pietra di forma conica, sparsi nel territorio. Se facciamo un rapido calcolo, sono circa uno ogni 3 chilometri. A questi dobbiamo aggiungere qualche centinaio di villaggi e le tombe megalitiche, lascito di una civiltà che ha cominciato ad abitare e si è sviluppata a partire dal secondo millennio a.C.

Se il nuraghe costituiva il cardine della vita sociale, le cosiddette tombe dei giganti rappresentavano monumenti di sepoltura collettivi, mentre i pozzi sacri non avevano soltanto una funzione religiosa con il culto delle acque, ma  al tempo stessa pratica e astronomica.

Il popolo dei Nuragici si dedicava alla pesca, alla pastorizia e all’agricoltura, era diviso in piccole tribù e si distingueva per la sua attitudine alla guerra e alla navigazione, quindi al commercio: testimonianza di ciò gli scambi mercantili con i popoli dei Micenei e dei Minoici, con i popoli Iberici, con i Fenici e con gli Etruschi. Le rotte nuragiche andavano infatti da un capo all’altro del Mediterraneo, dall’Africa orientale alla Spagna.

Nel IX secolo in Sardegna le istituzioni rivendicarono autonomia da Bisanzio e nacque quello che è chiamato il periodo dei giudicati, una nuova forma di governo autonomo e centrale, cui fece seguito la formazione di quattro regni con la vittoria sui popoli musulmani: Torres, Calari, Arborea e Gallura. Agricoltura e pastorizia, commercio e cultura diedero nuova linfa vitale all’isola.

All’incirca nel 1300, con il trattato di Anagni, nacque il Regno di Sardegna, di proprietà della Chiesa ma concesso ai re di Aragona. La capitale su istituita a Cagliari, le sanguinose lotte con le Repubbliche marinare, Pisa in primis, e le scorribande dei pirati barbareschi misero a dura prova l’unità raggiunta e regalarono al territorio le numerose torri litoranee lungo la costa e le roccaforti di Alghero e Cagliari. Nello stesso periodo videro la luce le Università di Sassari e di Cagliari.

Alla dominazione aragonese seguì quella asburgica, ma nel 1847 i possedimenti sabaudi confluirono in quello che divenne il Regno d’Italia, e la Sardegna, dopo anni ancora in cui godette di una certa autonomia, diventò l’attuale regione di una Repubblica come la conosciamo oggi.

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